.Teatro Olimpico

Lo schema del teatro si ispira a quelli del mondo classico e trae origine da un progetto sognato e meditato da Palladio nell’arco di quarant’anni, a partire dal primo viaggio a Roma del 1541

Di Elisabetta Badiello

“Hoc Opus, hic labor est” ovvero “Qui l’opera, qui la fatica”, a indicare che nessuna grande impresa si realizza senza impegno e operosità, monito a combattere quotidianamente fra le difficoltà per raggiungere la via del sapere. Da sempre il motto degli accademici che con la loro volontà diedero vita al teatro coperto più antico del mondo: il Teatro Olimpico di Vicenza.

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La vicenda ebbe inizio nel 1555 quando 21 soci si riunirono per costituire l’Accademia Olimpica, un’istituzione con il culto delle arti, dell’esercizio delle armi e della musica e con una certa propensione per le scienze matematiche. Musicisti, filosofi, matematici, medici, cosmografi, architetti e, non ultimi, maestri di spada ed equitazione, un gruppo nobiliare interessato alle discipline scientifiche e alla cultura ma aperto democraticamente anche ad altri esponenti del mondo delle professioni e delle arti. Tra loro anche Andrea Palladio, allora 72enne.

Oltre alle scienze esatte e naturali, l’Accademia nutriva un profondo interesse anche per il teatro tanto da chiedere alla Magnifica Comunità di Vicenza una sede dove costruirne uno. Era l’anno 1580.

La risposta non tarda ad arrivare: lo spazio è quella zona scoperta dove, un tempo, sorgevano le vecchie prigioni comunali.

Affidato l’incarico di progettare e costruire l’opera all’accademico Andrea Palladio, nella primavera dello stesso anno iniziano i lavori. Lo schema del teatro si ispira a quelli del mondo classico e trae origine da un progetto sognato e meditato da Palladio nell’arco di quarant’anni, a partire dal primo viaggio a Roma del 1541. Il suo autore però, il 19 agosto improvvisamente muore, a nemmeno sei mesi dall’inizio del cantiere. La direzione passa prima al figlio Silla, poi a Vincenzo Scamozzi che completerà il teatro.

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L’apertura avvenne in occasione del Carnevale del 1585 con una tragedia greca, l’Edipo Re di Sofocle, per cui vennero riprodotte le sette vie di Tebe che si intravedono nelle cinque aperture del proscenio con un raffinato gioco prospettico. Artefice della scena è Vincenzo Scamozzi, erede spirituale del Palladio, e l’effetto della scena fu così ben riuscito che questa struttura lignea è ancora parte integrante del teatro. Sempre Scamozzi realizza l’Odeo, ovvero la sala dove hanno luogo le riunioni dell’Accademia, e l’Antiodeo.

Indissolubilmente legato alla messinscena inaugurale, l’Olimpico negli anni a seguire perderà la sua funzione di spazio teatrale, trasformandosi in sede di rappresentanza per gli Accademici oltre che riferimento per i grandi avvenimenti cittadini e internazionali.  Dalla metà dell’Ottocento riprendono saltuariamente le rappresentazioni classiche, ma soltanto dopo l’ultimo dopoguerra il teatro tornerà alla sua originaria funzione.

Così torna a rivivere l’esedra colonnata che sovrasta la cavea e il cielo dipinto nei toni dell’azzurro rosa. Un edificio che affascina e incanta, costruito con mattone, pietra locale, legno e stucco, materiali modesti che appaiono preziosi come il marmo. L’artificio prospettico che prolunga le vie di Tebe porta l’occhio ben oltre i dodici metri di profondità, nell’illusione spaziale e nel gioco degli allestimenti teatrali.

Anche le statue che rappresentano la committenza sono di gesso.

Alla luce la suggestione di creare la magia. In origine ampolle di vetro riempite di oli colorati e batterie di stoppini infissi in scatolette metalliche, collocati in zone nascoste delle finte architetture, costituivano punti-luce sparsi sapientemente a creare un effetto straniante. Non si capiva da dove nascesse la luce e sembrava che dentro fosse giorno e fuori notte.

Anche oggi le luci giocano con le architetture trasformando il gesso in marmo e il legno in pietra e le vie di Tebe della scena sono in realtà scorci di Vicenza, quella Vicenza contemporanea fatta di straordinari palazzi che costeggiano le vie del centro, proiettati verso un orizzonte lontano. In fondo siamo a teatro, spazio per l’immaginazione.

Dal 1813 l’Accademia cedette il teatro all’Amministrazione comunale di Vicenza riservandosi però la prerogativa di continuare a tenere al suo interno le proprie tornate accademiche e di allestirvi annualmente cicli di spettacoli classici.

Oggi il Teatro Olimpico di Vicenza è inserito nel circuito dei Musei Civici e visitabile durante tutto l’anno. Per la sua fragile natura e per motivi di conservazione non ha riscaldamento né condizionamento ma è tornato a vivere. Con i suoi 470 posti nei mesi di aprile e maggio ospita concerti jazz e di musica classica, mentre a settembre e ottobre torna alla programmazione originaria con un ciclo di spettacoli classici •