.Bambù

Bambù, salice e canna utilizzati come materiali da costruzione

Elastici e resistenti sono apprezzati da un’architettura sempre più sostenibile

Nell’ambito della ricerca e della sperimentazione di materiali vegetali per l’architettura, il bambù gode oggi di una posizione sicuramente privilegiata, dovuta all’interesse che ha suscitato nel mondo occidentale negli ultimi decenni. Questa pianta, della famiglia delle graminacee, serviva come materiale da costruzione, fin da tempi antichissimi, soprattutto nell’area asiatica e in quella latino americana, in cui è da considerare materiale tipico, impiegato nelle tecniche tradizionali e praticamente per qualsiasi tipo di scopo, dal rivestimento degli interni abitativi fino alle parti strutturali degli edifici. La pianta del bambù in queste aree geografiche è così diffusa che in alcune culture essa è diventata anche un simbolo di forza e duttilità, in sintonia con le filosofie orientali: è elastica ma resistente, rappresenta integrità morale e al tempo stesso apertura mentale.

Chinese bambù

In Europa e nel mondo occidentale più in generale, questo materiale (inizialmente impiegato per rivestimenti di interni come pareti e pavimenti) comincia a essere conosciuto grazie alle opere di alcuni architetti “pionieri” nella riscoperta delle sue grandi proprietà meccaniche ed ecologiche.

Oltre all’intrinseca bellezza, l’elevata resistenza meccanica, questa pianta cresce a una rapidità notevole, arrivando fino al 30% all’anno (rispetto al 2-3% degli alberi); questa sua caratteristica è forse la principale spinta che ha indotto il mondo del costruire sostenibile a sperimentarne sempre di più le potenzialità. Recentemente si sono incentivate le realizzazioni di bambuseti, o coltivazioni di bambù, nell’area europea, Italia compresa, luoghi in cui questa pianta non è presente in origine. Poiché il bambù è fortemente adattabile ad una molteplicità di condizioni climatiche, non è difficile creare queste coltivazioni, per contro il problema è riuscire a controllare la crescita e l’espansione di questo arbusto entro i confini definiti, per favorire la coesistenza anche con le foreste pre-esistenti, in maniera bilanciata e senza danneggiare la biodiversità della zona nella quale si va a piantare il bambù.

In Europa invece, sempre della famiglia delle graminacee è presente la Arundo Donax, nota come canna comune, che cresce spontanea soprattutto lungo i fiumi e i laghi; ha caratteristiche simili al bambù ma è meno versatile, poiché impiegabile solo per rivestimenti e strutture leggere.

La canna comune riesce a sopravvivere bene in condizioni di siccità, come in Puglia, dove lo studio LAN, laboratorio architettura naturale, fondato dall’architetto Francesco Poli, ne sperimenta da diversi anni le applicazioni, a metà tra architettura e arte del paesaggio.

Il gruppo di Stoccarda Sanfte Strukturen di Marcel Kalberer, da circa 25 anni crea delle strutture in salice che, germogliando dalle proprie talee legnose, con il tempo si trasformano in veri e propri “edifici verdi” creando delle vere e proprie “architetture viventi”. Il salice richiede più acqua della canna comune, il che lo rende meno idoneo a zone secche.

Bambù, canna comune e salice: sono tre materiali vegetali le cui caratteristiche ecologiche e di resistenza, di crescita rapida e per lo più spontanea, affascinano gli architetti e li spingono a esplorarne le potenzialità, ne fanno materiali da scoprire, o forse da riscoprire •